LA SINDROME DI ASPERGER: cos’è, come riconoscerla e come intervenire
LA SINDROME DI ASPERGER: cos'è, come riconoscerla e come intervenire
La sindrome di Asperger, oggi ricompresa all’interno del Disturbo dello Spettro Autistico secondo i criteri del DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, 5ª edizione), è una condizione del neurosviluppo caratterizzata principalmente da difficoltà nella comunicazione e nell’interazione sociale, a fronte di un funzionamento cognitivo nella norma (o talvolta alto) e di un linguaggio strutturalmente adeguato, sia sul versante ricettivo che espressivo.
Come riconoscerla precocemente:
Il riconoscimento precoce è fondamentale, perché consente di attivare interventi mirati in una fase in cui la plasticità cerebrale è maggiore.
Nei primi anni di vita possono emergere alcuni segnali, tra cui:
- difficoltà nel contatto oculare e nella reciprocità emotiva;
- scarso interesse per il gioco condiviso;
- tendenza a preferire attività solitarie;
- rigidità rispetto a routine e cambiamenti;
- iper/iposensibilità a rumori, luci, tessuti, odori, cibo;
- difficoltà nella regolazione emotiva;
- interessi ristretti e molto intensi su argomenti specifici;
- modalità comunicative peculiari (linguaggio formale, letterale, talvolta pedante).
Nel bambino in età prescolare o scolare si possono osservare:
- difficoltà a comprendere le regole implicite delle relazioni tra pari;
- fatica nello sviluppo delle competenze socio-pragmatiche, ad esempio interpretare ironia o linguaggio non verbale;
- forte bisogno di prevedibilità.
È importante sottolineare che la presenza di uno o più di questi elementi non equivale automaticamente a una diagnosi. Molti bambini possono mostrare tratti isolati senza rientrare nello spettro autistico. La valutazione deve sempre essere globale e specialistica.
Come si arriva alla diagnosi
La diagnosi è clinica e viene effettuata da un’equipe multidisciplinare composta generalmente da neuropsichiatra infantile, psicologo, logopedista e terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva.
Il percorso diagnostico generalmente prevede:
- Colloquio approfondito con i genitori, per raccogliere la storia evolutiva del bambino.
- Osservazione strutturata del comportamento, in contesti guidati e spontanei.
- Strumenti standardizzati, utilizzati da professionisti formati (es.ADOS-2, ADI-R, questionari)
- Valutazione cognitiva, relazionale e del linguaggio, per delineare il profilo funzionale.
- Esclusione di altre condizioni che possano spiegare i sintomi (disturbi del linguaggio, disturbo d’ansia, ADHD, ecc.).
Non esistono esami strumentali che certifichino la sindrome di Asperger: la diagnosi si basa sull’osservazione dei comportamenti e sui criteri clinici internazionali.
Quali trattamenti riabilitativi sono indicati
Esistono diversi interventi riabilitativi ed educativi in grado di migliorare significativamente la qualità di vita e le competenze sociali. Tra i principali:
- Intervento psicoeducativo e comportamentale: programmi strutturati che aiutano il bambino a sviluppare competenze sociali, flessibilità cognitiva e autonomia.
- Training sulle abilità sociali: percorsi individuali o di gruppo in cui si lavora su riconoscimento delle emozioni, gestione delle conversazioni, comprensione delle regole sociali implicite e problem solving relazionale.
- Logopedia: indicata quando sono presenti difficoltà pragmatiche del linguaggio (uso sociale della comunicazione), anche in presenza di un lessico ricco.
- Psicoterapia: può essere utile soprattutto in età scolare e adolescenziale per affrontare ansia, bassa autostima o difficoltà relazionali.
- Supporto alla famiglia: fondamentale per fornire strumenti educativi coerenti, comprendere i comportamenti del figlio e ridurre il carico emotivo.
- Collaborazione con il contesto scolastico: è importante integrare gli interventi psicoeducativi all’interno dell’ambiente scolastico e favorire la continuità tra casa, scuola e trattamenti riabilitativi.
L’intervento più efficace è sempre personalizzato: ogni bambino con disturbo dello spettro autistico ha un profilo unico, con punti di forza e aree di fragilità differenti.
Gli interventi efficaci sono evidence-based, soprattutto psicoeducativi e non esiste una terapia unica e non si “cura” l’autismo, si supporta il funzionamento e il benessere.
Uno sguardo più ampio
Negli ultimi anni si è sviluppata una maggiore sensibilità verso la neurodiversità: sempre più adulti ricevono una diagnosi tardiva e riconoscono nel proprio percorso caratteristiche che li hanno accompagnati fin dall’infanzia.
Con l’ingresso nell’adolescenza, l’aumento delle richieste scolastiche e sociali può rendere più faticosa la gestione delle relazioni, soprattutto quando le regole implicite dei gruppi diventano più complesse. In questa fase possono comparire o accentuarsi ansia, stress, difficoltà nella regolazione emotiva e senso di solitudine, anche in ragazzi con buone capacità cognitive. Per questo è importante affiancare al lavoro sulle abilità sociali un sostegno psicologico e un accompagnamento educativo, in collaborazione con la scuola e la famiglia.
Comprendere precocemente la sindrome di Asperger significa leggere in modo più chiaro alcune modalità di funzionamento. Con un adeguato supporto, è possibile sviluppare competenze significative, percorsi accademici brillanti e relazioni soddisfacenti.
La chiave non è “normalizzare”, ma accompagnare. Perché riconoscere le differenze, quando vengono comprese e sostenute, può diventare il primo passo verso una crescita più consapevole e serena.
Dott.ssa Ilaria Dissette
Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva
Bibliografia:
- Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), Quinta Edizione (2013)
- Linee guida ASD Bambini e Adolescenti, Osservatorio Nazionale Autismo, Istituto Superiore di Sanità, (2025)
- Valutazione, intervento e ricerca nell’autismo, Umbrella Behavioural Model: un approccio evidence based multidimensionale – Leonardo Fava e Kristin Strauss (2022)
