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Biofeedback per bambini: allenare l’autoregolazione emotiva

Biofeedback per bambini: allenare l’autoregolazione emotiva

Quando tuo figlio non riesce a calmarsi

Autoregolazione emotiva e biofeedback in età evolutiva riguardano situazioni che molti genitori vivono ogni giorno: scatti di rabbia improvvisi, ansia prima della scuola, pianti che sembrano non finire. In quei momenti tuo figlio non sta facendo i capricci: il suo corpo è in “allarme” e la parte emotiva del cervello sta prendendo il sopravvento su quella che aiuta a ragionare. Il cuore batte veloce, i muscoli sono tesi, il respiro è corto. Con questa attivazione può essere davvero difficile fermarsi.

L’autoregolazione emotiva è la capacità di accorgersi di questi segnali e aiutare corpo ed emozioni a tornare piano piano alla calma, così che il bambino possa di nuovo pensare, parlare e ascoltare. È una competenza che si impara nel tempo, anche grazie all’aiuto degli adulti, non qualcosa che un bambino “dovrebbe già saper fare”. Le difficoltà si vedono spesso così:

  • si agita facilmente e fa fatica a rilassarsi
  • reagisce in modo molto intenso alle frustrazioni
  • fatica a concentrarsi
  • sembra sempre “su di giri” o, al contrario, si blocca

Ti ritrovi in queste situazioni anche tu?

Cos’è il biofeedback in età evolutiva

Il biofeedback in età evolutiva è un aiuto concreto per insegnare ai bambini a calmarsi da dentro. Durante gli incontri si usano piccoli sensori, non invasivi, che rilevano segnali del corpo come il battito cardiaco o la frequenza respiratoria. Questi segnali diventano immagini o giochi sullo schermo. Il bambino vede che, se respira in modo più lento e lascia andare la tensione, il gioco prosegue: scopre così che può influenzare quello che succede nel suo corpo.

Uno degli aspetti più importanti è allenare la capacità del sistema nervoso di passare dall’agitazione alla calma, lavorando su parametri come la variabilità del battito cardiaco. Questo rafforza il “freno” naturale dello stress e sostiene l’autoregolazione emotiva.

Con il biofeedback il bambino sviluppa la capacità di:

  • accorgersi quando il suo corpo si sta agitando
  • usare il respiro per calmarsi
  • lasciare andare la tensione
  • sentire che la calma è qualcosa che può ritrovare

Perché può fare la differenza

Dire “calmati” a un bambino agitato raramente funziona. Anzi: chiedergli di controllarsi quando è già in tensione spesso aumenta lo sforzo… e quindi la tensione.
Il biofeedback per bambini segue un’altra strada: insegna a riconoscere i segnali del corpo mentre l’emozione sale e a guidarli, passo dopo passo, verso uno stato di calma.
Così diminuiscono frustrazione e senso di fallimento, e il bambino allena una strategia concreta di autoregolazione emotiva. Una competenza che, col tempo, diventa sempre più autonoma e utilizzabile anche nella vita di tutti i giorni, fuori dallo studio.

Nel tempo si possono osservare cambiamenti come:

  • meno scoppi di rabbia
  • migliore gestione dell’ansia
  • più capacità di stare concentrati
  • maggiore tolleranza alle difficoltà
  • sonno più sereno.

Non è un effetto immediato, ma un allenamento che costruisce competenze che restano nel tempo.

Quando può essere utile chiedere un aiuto professionale

A volte un sostegno esterno può fare la differenza. Può essere utile parlarne con uno specialista se:

  • le reazioni emotive sono molto intense o frequenti
  • tuo figlio fatica a calmarsi anche dopo molto tempo
  • l’agitazione o l’ansia interferiscono con scuola, sonno o relazioni
  • ti senti spesso senza strumenti e molto in difficoltà
  • le crisi creano forte stress in famiglia

Chiedere aiuto non significa che c’è “qualcosa che non va” in tuo figlio: significa offrirgli strumenti in più per imparare a stare meglio.

Dott.ssa Diletta Andreotti

Bibliografia:

  • Schwartz, M. S., & Andrasik, F. (Eds.). (2017). Biofeedback: A practitioner’s guide (4th ed.). Guilford Press.
  • Khazan, I. Z. (2013). The clinical handbook of biofeedback: A step-by-step guide for training and practice with mindfulness. Wiley-Blackwell.
  • Shaffer, F., & Meehan, Z. M. (2020). Heart rate variability biofeedback: How and why does it work? Frontiers in Psychology, 11, 253.
  • Siegel, D. J., & Bryson, T. P. (2012). The whole-brain child: 12 revolutionary strategies to nurture your child’s developing mind. Delacorte Press.
LA SINDROME DI ASPERGER: cos’è, come riconoscerla e come intervenire

LA SINDROME DI ASPERGER: cos'è, come riconoscerla e come intervenire

La sindrome di Asperger, oggi ricompresa all’interno del Disturbo dello Spettro Autistico secondo i criteri del DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali,  edizione), è una condizione del neurosviluppo caratterizzata principalmente da difficoltà nella comunicazione nell’interazione sociale, a fronte di un funzionamento cognitivo nella norma (o talvolta alto) e di un linguaggio strutturalmente adeguato, sia sul versante ricettivo che espressivo. 

Come riconoscerla precocemente:

Il riconoscimento precoce è fondamentale, perché consente di attivare interventi mirati in una fase in cui la plasticità cerebrale è maggiore. 

Nei primi anni di vita possono emergere alcuni segnali, tra cui: 

  • difficoltà nel contatto oculare e nella reciprocità emotiva; 
  • scarso interesse per il gioco condiviso; 
  • tendenza a preferire attività solitarie; 
  • rigidità rispetto a routine e cambiamenti; 
  • iper/iposensibilità a rumori, luci, tessuti, odori, cibo; 
  • difficoltà nella regolazione emotiva; 
  • interessi ristretti e molto intensi su argomenti specifici; 
  • modalità comunicative peculiari (linguaggio formale, letterale, talvolta pedante). 

Nel bambino in età prescolare o scolare si possono osservare: 

  • difficoltà a comprendere le regole implicite delle relazioni tra pari; 
  • fatica nello sviluppo delle competenze socio-pragmatiche, ad esempio interpretare ironia o linguaggio non verbale; 
  • forte bisogno di prevedibilità. 

È importante sottolineare che la presenza di uno o più di questi elementi non equivale automaticamente a una diagnosi. Molti bambini possono mostrare tratti isolati senza rientrare nello spettro autistico. La valutazione deve sempre essere globale e specialistica. 

Come si arriva alla diagnosi

La diagnosi è clinica e viene effettuata da un’equipe multidisciplinare composta generalmente da neuropsichiatra infantile, psicologo, logopedista e terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva. 

Il percorso diagnostico generalmente prevede: 

  1. Colloquio approfondito con i genitori, per raccogliere la storia evolutiva del bambino. 
  2. Osservazione strutturata del comportamento, in contesti guidati e spontanei. 
  3. Strumenti standardizzati, utilizzati da professionisti formati (es.ADOS-2, ADI-R, questionari) 
  4. Valutazione cognitiva, relazionale e del linguaggio, per delineare il profilo funzionale. 
  5. Esclusione di altre condizioni che possano spiegare i sintomi (disturbi del linguaggio, disturbo d’ansia, ADHD, ecc.). 

Non esistono esami strumentali che certifichino la sindrome di Asperger: la diagnosi si basa sull’osservazione dei comportamenti e sui criteri clinici internazionali. 

Quali trattamenti riabilitativi sono indicati

Esistono diversi interventi riabilitativi ed educativi in grado di migliorare significativamente la qualità di vita e le competenze sociali. Tra i principali: 

  • Intervento psicoeducativo e comportamentaleprogrammi strutturati che aiutano il bambino a sviluppare competenze sociali, flessibilità cognitiva e autonomia. 
  • Training sulle abilità socialipercorsi individuali o di gruppo in cui si lavora su riconoscimento delle emozioni, gestione delle conversazioni, comprensione delle regole sociali implicite e problem solving relazionale. 
  • Logopediaindicata quando sono presenti difficoltà pragmatiche del linguaggio (uso sociale della comunicazione), anche in presenza di un lessico ricco. 
  • Psicoterapiapuò essere utile soprattutto in età scolare e adolescenziale per affrontare ansia, bassa autostima o difficoltà relazionali. 
  • Supporto alla famigliafondamentale per fornire strumenti educativi coerenti, comprendere i comportamenti del figlio e ridurre il carico emotivo. 
  • Collaborazione con il contesto scolastico: è importante integrare gli interventi psicoeducativi all’interno dell’ambiente scolastico e favorire la continuità tra casa, scuola e trattamenti riabilitativi. 

L’intervento più efficace è sempre personalizzato: ogni bambino con disturbo dello spettro autistico ha un profilo unico, con punti di forza e aree di fragilità differenti. 

Gli interventi efficaci sono evidence-based, soprattutto psicoeducativi e non esiste una terapia unica e non si “cura” l’autismo, si supporta il funzionamento e il benessere. 

Uno sguardo più ampio

Negli ultimi anni si è sviluppata una maggiore sensibilità verso la neurodiversità: sempre più adulti ricevono una diagnosi tardiva e riconoscono nel proprio percorso caratteristiche che li hanno accompagnati fin dall’infanzia. 
Con l’ingresso nell’adolescenza, l’aumento delle richieste scolastiche e sociali può rendere più faticosa la gestione delle relazioni, soprattutto quando le regole implicite dei gruppi diventano più complesse. In questa fase possono comparire o accentuarsi ansia, stress, difficoltà nella regolazione emotiva e senso di solitudine, anche in ragazzi con buone capacità cognitive. Per questo è importante affiancare al lavoro sulle abilità sociali un sostegno psicologico e un accompagnamento educativo, in collaborazione con la scuola e la famiglia. 

Comprendere precocemente la sindrome di Asperger significa leggere in modo più chiaro alcune modalità di funzionamento. Con un adeguato supporto, è possibile sviluppare competenze significative, percorsi accademici brillanti e relazioni soddisfacenti. 

La chiave non è “normalizzare”, ma accompagnare. Perché riconoscere le differenze, quando vengono comprese e sostenute, può diventare il primo passo verso una crescita più consapevole e serena. 

Dott.ssa Ilaria Dissette

Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva

Bibliografia:

  • Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), Quinta Edizione (2013)
  • Linee guida ASD Bambini e Adolescenti, Osservatorio Nazionale Autismo, Istituto Superiore di Sanità, (2025)
  • Valutazione, intervento e ricerca nell’autismo, Umbrella Behavioural Model: un approccio evidence based multidimensionale – Leonardo Fava e Kristin Strauss (2022)

 

Mio figlio va male a scuola e le maestre mi hanno consigliato una valutazione degli apprendimenti…MA DI COSA SI TRATTA?

MIO FIGLIO VA MALE A SCUOLA E LE MAESTRE MI HANNO CONSIGLIATO UNA VALUTAZIONE DEGLI APPRENDIMENTI…MA DI COSA SI TRATTA?

Spesso accade che, nei primi anni della scuola primaria, le maestre segnalino alcune difficoltà di acquisizione dei processi legati alla lettura, alla scrittura o al calcolo. Di conseguenza, consigliano alla famiglia di effettuare una valutazione per appurare la presenza o meno di difficoltà oggettive, per poi iniziare un percorso di potenziamento mirato e la conseguente attivazione, nel contesto scolastico, delle normative atte a tutelare gli alunni con “bisogni speciali”. 

Quando, però, incontriamo voi genitori spesso ci riportate dubbi e perplessità… Eccoci qui per chiarirli una volta per tutte!

Una valutazione degli apprendimenti completa deve approfondire ognuna delle aree, indipendentemente dal fatto che la difficoltà segnalata sia specifica solo di una. Senza andare troppo nello specifico con terminologie noiose, nomi e sigle assurde, vi spiego con molta semplicità cosa andiamo ad indagare:

  • LETTURA: si parte con una classica lettura di brano ad alta voce, in cui si segnano gli eventuali errori commessi dal bambino e la velocità impiegata, per poi eventualmente approfondire attraverso la lettura di parole isolate o di parole completamente inventate, per verificare la corrispondenza tra il grafema scritto e il fonema pronunciato;
  • COMPRENSIONE: strettamente legata alla competenza di lettura, si va ad indagare quanto ciò che viene letto viene anche compreso, attraverso la lettura di un brano con le relative domande a scelta multipla a cui rispondere; questa abilità si indaga anche in modalità da ascolto, dove la lettura viene in realtà effettuata dal professionista;
  • SCRITTURA: quest’area viene indagata sia dal punto di vista ortografico, con le classiche prove di dettato, ma anche dal punto di vista della produzione scritta di un testo spontaneo; inoltre, si dedica attenzione anche al gesto grafo-motorio, per indagare la fluidità o meno nell’uso dei vari allografi (stampato e corsivo);

CALCOLO: l’area della matematica viene indagata attraverso batterie che analizzano le competenze del calcolo scritto e del calcolo a mente, oltre a prove di ragionamento logico che indagano la capacità di lavorare con materiale numerico e di saper cogliere adeguatamente il senso del numero; da non dimenticare anche l’abilità di problem-solving nella fase di risoluzione dei problemi aritmetici.

In linea di massima, queste sono le prove standard che proponiamo, ovviamente somministrate sulla base della classe frequentata dal bambino, per cui vanno ad approfondire esclusivamente quelle competenze che dovrebbero essere state acquisite in base alla programmazione scolastica. Ciò che si richiede allo studente è di svolgere i test nel miglior modo, tenendo conto che alcuni di questi prevedono anche un limite di tempo entro cui svolgerli. A noi, però, interessa vedere fino a che punto è in grado di svolgere in autonomia le prove, per comprendere dove può essere mancata l’automatizzazione di quel preciso processo. 

Successivamente alla correzione ed alla stesura della relazione, si illustrano ai genitori le prove e i risultati e si opta per un eventuale percorso di potenziamento personalizzato, oltre a prendere contatti con le insegnanti per un lavoro di squadra. Perché ricordiamoci… INSIEME SI PUÒ!

Dott.ssa Chiara Zaghini 

Psicologa dell’Età Evolutiva