“Giochi con me?” Perché è importante che genitori e figli giochino insieme
“Giochi con me?” Perché è importante che genitori e figli giochino insieme
Quante volte sentiamo i bambini chiedere agli adulti di riferimenti, mamme e papà, di giocare insieme a loro?
Il gioco è un lavoro attraverso cui il bambino acquisisce nuove competenze e abilità, impara a mettersi in gioco e a fare associazioni. Oltre ad acquisire competenze di tipo cognitivo, il gioco permette di affinare e favorire anche nuove capacità relazionali, ma per fare questo il bambino ha bisogno di condividere il proprio gioco con l’altro. Ecco che i bambini iniziano a ricercare altre persone con cui svolgere attività che fino a qualche tempo prima preferivano fare da soli.
Le neuroscienze hanno scoperto che i circuiti cerebrali del piacere e della gioia sono gli stessi che si attivano quando si è in interazione positiva con un’altra persona. Quindi il bambino prova piacere soprattutto quando può condividere il gioco con qualcuno che rifletta le sue emozioni attraverso la voce e il linguaggio del corpo.
Ma perché le prime persone che vengono incluse nel gioco sono proprio i genitori?
Attraverso il gioco il legame genitore-figlio si modifica: le attività ludiche permettono sia al genitore che al bambino di sperimentare alcune dinamiche che altrimenti difficilmente verrebbero evocate. Quando genitori e figli giocano insieme si instaura una sintonizzazione emotiva che provoca dei cambiamenti sostanziali sia nell’adulto che nel bambino, a livello organico ma anche psicologico. Un buon gioco condiviso porta a un maggior benessere sia della diade genitore-figlio sia dei singoli individui: maggiore serenità, aumentata tolleranza alla frustrazione e allo stress, miglioramento dei ritmi circadiani.
Inoltre i genitori rappresentano dei riferimenti importanti per i bambini. Grazie ad alcune cellule cerebrali chiamate neuroni specchio, il bambino imita e un po’ alla volta fa propri alcuni comportamenti e competenze che osserva nel genitore e che reputa efficaci, permettendo quindi l’acquisizione di nuove abilità.
Come faccio a giocare con il mio bambino?
Innanzitutto è importante dedicare il giusto tempo al gioco con il proprio figlio, cercando di avere meno distrazioni possibili per favorire la sintonizzazione emotiva con il bambino.
Sarà il bambino a gestire il gioco: i bambini manifestano chiaramente le loro preferenze ed è proprio lì che l’adulto si inserisce. L’adulto è un ospite ed è il bambino che conduce il gioco, quindi è bene lasciarsi trasportare da quello che il piccolo inventore sta creando, sia che si tratti di giochi contenenti storie inventate sia che si usino giochi in scatola più strutturati. Infine è importante rimanere concentrati su quello che si sta facendo insieme al bambino in quel momento, cercando di lasciarsi andare e divertirsi il più possibile.
Il gioco, quando è vissuto insieme, diventa uno spazio educativo privilegiato, capace di rafforzare il legame familiare in modo profondo e duraturo. Quindi giocare insieme non è un semplice passatempo, ma un investimento relazionale che consolida fiducia, dialogo e crescita reciproca.
Dott.ssa Ilaria Dissette
Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva
Bibliografia:
- Psicologia dello sviluppo, Di Blasio e Camaioni
- Manuale di terapia psicomotoria dell’età evolutiva, Anne Marie Wille e Claudio Ambrosini
- Manuale di Psicobiologia, John P. J. Pinel et al.
