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Leggere tra le righe

Leggere tra le righe

Spettro autistico: comprendere la differenza, leggere il mondo

Leggere tra le righe nasce dall’idea che la psicologia non viva solo nei manuali o nello studio clinico, ma anche nelle storie che incontriamo. Nei libri che leggiamo ai bambini, nei racconti che ci aiutano a dare senso alle relazioni, nei film che rendono visibile ciò che spesso resta implicito.

Ogni ultimo venerdì del mese la rubrica propone un tema psicologico attraverso libri e immagini che possano accompagnare diverse età della vita, con l’obiettivo di ampliare la comprensione del mondo interno ed esterno.


Questo mese parliamo di spettro autistico, con l’obiettivo di avvicinarci a una comprensione più ampia della neurodiversità e delle diverse modalità di percepire, elaborare ed abitare il mondo.

Comprendere lo spettro autistico

Parlare di spettro autistico significa spostarsi da una lettura “deficitaria” dei comportamenti a una comprensione più complessa delle differenze neuroevolutive.

Dal punto di vista clinico, lo spettro autistico riguarda principalmente la comunicazione sociale, le modalità di interazione e alcuni pattern sensoriali e comportamentali.
Tuttavia, nella pratica clinica e nel lavoro con le persone, ciò che emerge con maggiore evidenza è la difficoltà di sintonizzazione tra sistemi percettivi differenti.

 

Non si tratta solo di difficoltà individuali, ma spesso di una distanza tra modalità diverse di leggere e organizzare l’esperienza interna, di due (o più) modi diversi di esistere che possono arricchirsi a vicenda solo se si creano incontri, più che scontri.  

In questo senso, comprendere lo spettro autistico significa anche interrogarsi su quanto i contesti siano in grado di adattarsi a queste differenze.

Infanzia: dare forma all’esperienza sensoriale ed emotiva

Il libro Ad abbracciar nessuno (Uovonero, 2010) accompagna il lettore dentro l’esperienza di un bambino che vive il mondo in modo sensorialmente intenso e spesso disorganizzante.

Attraverso una narrazione semplice ma profondamente empatica, il libro rende visibile ciò che spesso resta invisibile: la fatica nella gestione degli stimoli, il bisogno di prevedibilità, la difficoltà nella lettura dei segnali sociali dell’Altro.

 

Dal punto di vista dello sviluppo, uno degli aspetti centrali nello spettro autistico riguarda proprio la diversa elaborazione delle informazioni sensoriali e sociali. Questo può tradursi in difficoltà, ma anche in forme peculiari di attenzione, percezione e memoria.

In età evolutiva, strumenti narrativi come questo diventano fondamentali per aiutare adulti e bambini a costruire significati condivisi.

Adolescenza e adulti: rendere visibile la differenza

Il libro La differenza invisibile (Edizioni LSWR,2018) offre uno sguardo prezioso sull’esperienza dello spettro autistico in età adulta.

Attraverso il linguaggio del fumetto, racconta la quotidianità di una persona neurodivergente, mettendo in luce un aspetto clinicamente rilevante: l’invisibilità della differenza.

 

Molte caratteristiche dello spettro non sono immediatamente riconoscibili dall’esterno, non si vedono a occhio nudo, ma influenzano profondamente la gestione delle relazioni, dei contesti sociali e delle richieste implicite dell’ambiente.

Dal punto di vista psicologico, questo richiama il tema della difficoltà nella decodifica delle regole sociali non esplicite, che spesso vengono date per scontate in contesti neurotipici.

Sfogliare questo fumetto ci ricorda che anche se qualcosa non è visibile, non significa che non abbia effetti, talvolta intensi, dentro gli individui.

Dal libro allo schermo con Marco Liviero

Per esplorare queste tematiche attraverso il linguaggio visivo, la Pixar ha realizzato due brevi storie capaci di raccontare con delicatezza cosa significhi vivere e relazionarsi con la neurodivergenza. Entrambi i cortometraggi nascono da esperienze dirette e autentiche dei creatori: queste storie non sono solo semplici racconti, ma riflessioni vere di chi vive e conosce profondamente lo spettro autistico.
Questi racconti ci invitano a riflettere su come ogni persona abbia il proprio modo di sentire e abitare il mondo, ricordandoci che la differenza non dev’essere necessariamente un ostacolo, ma può diventare un’occasione per aprirsi all’Altro e crescere insieme.

In Loop (2020) due ragazzi devono imparare a navigare insieme su una canoa, nonostante comunichino in modi opposti. Renee è una ragazza autistica non verbale e il suo compagno di viaggio, Marcus, deve imparare a sintonizzarsi con lei senza usare le parole. Quando Marcus smette di pretendere che lei si comporti come lui e inizia ad ascoltare il suo ritmo e i suoi suoni, riesce a creare un ponte che mette avvicina i loro mondi diversi.
Perché non dobbiamo forzare gli altri a entrare nel nostro mondo, ma avere la curiosità di fare un passo verso il loro. 

In Float (2019), un bambino vola invece di camminare. Inizialmente il papà prova a nascondere questa sua caratteristica per paura del giudizio altrui, cercando di rendere il figlio normale. Col tempo, però, capisce che la felicità arriva solo quando smette di combattere quella particolarità e decide di lasciare che il bambino si esprima così come è.
È un messaggio potente su quanto sia importante creare ambienti dove nessuno si senta sbagliato perché si muove, o vive, in modo differente.

Un esercizio pratico con Gaia Zanzottera

Lo spettro autistico ci invita a una riflessione più ampia su cosa significhi comprendere l’Altro, anche quando l’Altro non è neurodivergente rispetto a noi.

Perché leggere tra le righe, in questo caso, significa riconoscere che esistono molteplici modi di percepire, sentire e comunicare, e che la comprensione nasce sempre da un incontro tra le differenze, non dalla loro riduzione.


La domanda con cui possiamo lasciarci oggi è: cosa posso fare per capire il modo di leggere ed abitare il mondo dell’Altro?

Leggere una storia significa imparare a leggere anche sé stessi.

Dott.ssa Gaia Zanzottera
Psicologa Clinica

 

Dott. Marco Liviero
Educatore sociale

 IL TUO BAMBINO RESPIRA CON LA BOCCA?

IL TUO BAMBINO RESPIRA CON LA BOCCA?

ECCO COSA SUCCEDE QUANDO IL NASO NON LAVORA

Il tuo bambino respira con la bocca invece che con il naso? È abituato a stare spesso con la bocca aperta, anche quando non è raffreddato? Se sì, è importante capire cosa succede quando il naso non sta lavorando come dovrebbe! 

Molti pensano che respirare con la bocca e rimanere spesso con la bocca aperta sia solo un’abitudine; in realtà può essere un segnale molto importante da non sottovalutare!

Ma perché è importante respirare con il naso?  

Il naso svolge delle funzioni fondamentali:

  • Filtra l’aria grazie ai piccoli peli presenti nelle narici,
  • La riscalda,
  • La umidifica, rendendola adatta ai polmoni.

In particolare, durante il passaggio dal naso, l’aria si arricchisce di ossido nitrico, una sostanza molto importante che ha azione antibatterica, antivirale e vasodilatatrice, quindi, aiuta i vasi sanguigni a lavorare meglio.

In poche parole: respirare bene significa ossigenarsi meglio.

Cosa succede se il naso non lavora?

Le conseguenze potrebbero essere più importanti di quello che si pensa: abbiamo detto che, quando un bambino non respira con il naso, non si ossigena in modo corretto e questo inevitabilmente influisce sui diversi aspetti della crescita.

In particolare, può influire su:

  • apprendimento, con sonno non riposante, difficoltà di attenzione, memoria ridotta;
  • linguaggio, con possibile ritardo nello sviluppo causato da continue otiti, infezioni o infiammazioni delle orecchie per l’accumulo di muco; 
  • bocca e denti, con maggior rischio di malocclusione e di posizionamento scorretto della lingua e conseguenze anche a livello della deglutizione;
  • postura, che cambia, adattandosi alla respirazione orale: testa in avanti, spalle chiuse e tensioni cervicali. 

Prova anche tu: resta per un po’ di secondi con la bocca aperta… senti cosa succede al tuo corpo?

Perché mio figlio respira con la bocca?

I motivi sono molteplici e spesso si intrecciano tra loro: nella maggior parte dei casi, il bambino respira con la bocca perché c’è una ostruzione al passaggio di aria, dovuta a:

  • stati infiammatori o infezioni, come sinusiti e riniti e/o raffreddori;
  • caratteristiche anatomiche, come ipertrofia delle adenoidi e delle tonsille o setto nasale deviato;
  • ipotonia dei muscoli del viso: se la muscolatura facciale è poco tonica, il bambino farà fatica a mantenere la bocca chiusa e quindi a respirare con il naso;
  • abitudini viziate, come la suzione del dito o del ciuccio per un tempo prolungato o il morso del labbro inferiore, che possono contribuire a stabilizzare la respirazione orale.

Cosa posso fare se mio figlio non respira con il naso?

Se leggendo questo articolo ti si sono accesi dei campanelli d’allarme, è importante non aspettare!

Rivolgiti ad un medico otorinolaringoiatra, che potrà aiutarti a individuare la causa della respirazione orale, mentre un logopedista potrà valutare le funzioni orali del tuo bambino e guidarti nel percorso più adatto per correggere ed eliminare questa abitudine.

È inoltre fondamentale prendersi cura del naso anche nella quotidianità: una corretta igiene nasale, attraverso lavaggi nasali regolari, aiuta a mantenere libere le vie respiratorie, ridurre le infiammazioni e favorire una respirazione fisiologica.

E tu, avevi mai pensato che la respirazione potesse influenzare così tanto lo sviluppo del tuo bambino?

Dott.ssa Enrica Benegiamo

Logopedista

Bibliografia

  • Levrini, Aurelio. Terapia miofunzionale: rieducazione neuromuscolare integrata. Milano: Masson S.p.A., 1997. 
  • Sartori, Elisabetta. Trattamento Anelys: benessere respiratorio e globale.
E tu, dove lo metti il blu?

E tu, dove lo metti il blu?

Oggi, 2 Aprile 2026, come ogni anno si celebra la Giornata Mondiale della consapevolezza sull’Autismo.

Ma il 2 Aprile non è solo una data da segnare sul calendario, è il giorno in cui il mondo intero si tinge di blu!

Perché è stato scelto proprio questo colore?

Il blu solitamente evoca sensazioni di calma e profondità. Per chi vive nello spettro autistico, il mondo risulta troppo rumoroso e caotico… Il blu, invece, ha il potere di donare quiete e sicurezza. Ma il blu ricorda anche il colore del mare o del cielo, due simboli che richiamano l’idea di profondità e di vastità…la mente autistica non ha confini, è infinita proprio come loro, ma talmente ricca di profondità che necessita di essere compresa ed esplorata in ogni sua sfumatura.

Già, “sfumatura”… Parola chiave quando si parla di autismo. L’autismo viene, infatti, definito lungo uno spettro proprio perché ogni singola persona con autismo è unica e possiede tante sfumature diverse all’interno della propria personalità. Come dice Stephen Shore: “Se hai conosciuto una persona con autismo, hai conosciuto una sola persona con autismo”. Ogni individuo, infatti, è un mondo a sé. Quindi oggi non c’è solo il blu: c’è anche l’azzurro, il celeste, il pervinca, il cobalto, il blu notte, il blu elettrico, il color pavone e molti altri. 

Tutti voi in casa avrete sicuramente qualcosa di blu. L’invito oggi è di indossarlo, con l’obiettivo di dimostrare non solo di essere consapevoli che l’autismo esiste, ma giungere ad un’accettazione e soprattutto ad una vera inclusione, permettendo ad ogni persona di “spiccare il volo” verso un cielo sempre più blu, valorizzando le proprie caratteristiche uniche. 

Oggi, accendiamo il blu per non lasciare nessuno nell’ombra. Perché la diversità non è un limite, ma una preziosa sfumatura della realtà.

Dott.ssa Chiara Zaghini

Psicologa dell’Età Evolutiva