Ricerca per:

Il nostro studio

Servizi

Ci occupiamo di valutazione, riabilitazione e consulenza nell'ambito di tutti i disturbi nel neurosviluppo.

Equipe di professionisti

Siamo un'equipe multiprofessionale che si occupa di te e del tuo benessere psicofisico.

Formazione

Organizziamo corsi di formazione per genitori, insegnanti e professionisti del mondo dell'educazione.

I nostri articoli
Leggere tra le righe: La meraviglia delle piccole cose

Leggere tra le righe: La meraviglia delle piccole cose

Ci sono storie che ci aiutano a dare un nome a qualcosa che appartiene anche a noi.

Leggere tra le righe è la rubrica di Studio Progetto Vita che, ogni mese, parte dalle pagine di un libro per esplorare un tema psicologico, accompagnando bambini, ragazzi e adulti a guardare un po’ più da vicino emozioni, relazioni ed esperienze che attraversano la vita quotidiana.

 

Le storie non ci offrono necessariamente risposte, ma possono diventare un luogo in cui riconoscersi, incontrare punti di vista diversi dal proprio e trovare parole per esperienze che, a volte, è difficile raccontare.

 

Questo mese parliamo della meraviglia delle piccole cose quotidiane, quelle che, alla fine, ci regalano il benessere nella vita di tutti i giorni.

Tra piccole gioie e ombre

Ci sono momenti in cui ci accorgiamo di quanto ci basti davvero poco per stare bene.


Una cosa che ci fa ridere, una persona che ci viene incontro, una passeggiata, una raggio di luce, il profumo di qualcosa che ricordiamo con gioia, una storia ascoltata prima di dormire.
Piccole esperienze che, prese singolarmente, possono sembrare quasi insignificanti e invece, messe insieme, contribuiscono a dare forma alle nostre giornate.

 

Altre volte, ahimè, capita a tutti di fare molta più fatica a rendercene conto.


Quando siamo preoccupati, stanchi o attraversiamo un periodo difficile, la nostra attenzione tende facilmente a concentrarsi su ciò che non funziona, su quello che manca, su ciò che dobbiamo ancora risolvere. È comprensibile ed è un meccanismo automatico: ciò che ci preoccupa richiede attenzione e spesso finisce per occupare molto spazio.


Ma il fatto che esistano “ombre” nelle nostre giornate,  non significa che nel frattempo non accadano anche altre cose meritevoli di attenzione.


Possiamo avere una giornata faticosa e, dentro quella stessa giornata, esserci sentiti bene per qualche minuto. Possiamo essere preoccupati per qualcosa e, nello stesso tempo, aver riso sinceramente con qualcuno. Possiamo attraversare un periodo complesso e continuare ad avere luoghi, persone o attività che ci fanno sentire un po’ più a casa e un po’ più al sicuro.


Accorgersi di questo non significa in alcun modo negare il resto.
Ma permette alla nostra esperienza di essere più ampia del problema che stiamo vivendo.

Grazie per la notte, per il giorno e le bolle di sapone

In Grazie per la notte, per il giorno e le bolle di sapone (Lapis, 2024), Jarvis accompagna il lettore attraverso una serie di piccoli elementi della quotidianità: la notte, il giorno, la natura, gli animali, i giochi, le persone e quelle esperienze semplici che possono suscitare meraviglia e piacere.

È un albo che parla di gratitudine, ma possiamo leggerlo anche in un altro modo: un invito ad accorgersi.

Per un bambino, una bolla di sapone può essere davvero qualcosa di straordinario. Una pozzanghera può diventare un gioco. Un animale può catturare completamente l’attenzione. Una persona può rappresentare sicurezza, divertimento, affetto.

Con la crescita, però, molte di queste esperienze rischiano di diventare così familiari da smettere di essere viste. Non perdono valore, ma noi abbiamo smesso di prestarvi attenzione.


Dal punto di vista psicologico, imparare a riconoscere ciò che ci fa stare bene è tutt’altro che secondario. Significa costruire, poco alla volta, una maggiore consapevolezza della propria esperienza.
Che cosa mi piace? Che cosa mi incuriosisce? Che cosa mi fa sentire al sicuro? Con chi sto bene? Quali momenti mi fanno sentire davvero presente?

Una vita intera da guardare

Vita. Uno spettacolo straordinario (Rizzoli, 2020) di Lisa Aisato allarga lo sguardo fino a comprendere l’intera esistenza.

 

È un libro prevalentemente visivo, costruito su illustrazioni che attraversano le diverse fasi della vita: l’infanzia, la giovinezza, l’età adulta, la vecchiaia. Aisato parte dalla propria esperienza e da quella delle persone vicine per raccontare, attraverso immagini accostate tra loro, il gioco e la serietà dell’infanzia, il caos della giovinezza, il peso dell’età adulta e la libertà, la nostalgia e la sapienza della vecchiaia.

 

Sfogliandolo, la vita appare per quello che è: un insieme di stagioni molto diverse tra loro.

 

Ci sono momenti di entusiasmo e momenti di fatica, desideri e delusioni, libertà e responsabilità, incontri e separazioni. Ci sono cose che arrivano nuove nella nostra vita e altre che cambiano forma. Ci sono periodi in cui sembra di sapere bene dove si sta andando e altri in cui ci si sente completamente persi, senza direzione.

 

Perché la vita non è straordinaria in ogni suo istante.
Ma solo guardandola nel suo insieme, possiamo accorgerci di quanta ricchezza contiene.

Dal libro allo schermo con Marco Liviero

Il film d’animazione scelto per questo mese è Soul (2020). Joe è un’insegnante di musica che per tutta la vita ha desiderato di diventare un grande musicista jazz, ma un imprevisto lo catapulta in un luogo ultraterreno dove le anime sviluppano la propria personalità prima di nascere. Lì incontra 22, un’anima ribelle che rifiuta di andare sulla Terra perché non riesce a trovare la propria “scintilla”, ovvero la passione che dovrebbe dare senso alla vita. Nel tentativo di aiutare 22 e di ritornare alla propria vita, Joe scopre una verità inaspettata: la “scintilla” non è un grande talento, un obiettivo professionale da raggiungere o una missione straordinaria. 22, sperimentando per la prima volta la vita sulla Terra, si meraviglia di dettagli all’apparenza insignificanti: il sapore intenso di una fetta di pizza, il suono del vento tra le foglie, il calore del sole sulla pelle, la bellezza di una foglia che cade a mulinello o una conversazione sincera con una persona cara. Sono proprio queste piccole percezioni quotidiane, spesso date per scontate o invisibili a chi è troppo concentrato sulle proprie preoccupazioni, a rendere la vita degna di essere vissuta.

Soul ci ricorda che il benessere non nasce dall’inseguire a tutti i costi un traguardo o dal trovare una risposta definitiva a ogni problema, ma dalla nostra capacità di stare nel presente e accorgerci e apprezzare ciò che ci circonda. Come ci insegnano le storie di questa rubrica, la vita non è straordinaria solo nei momenti di grande successo: è un insieme di attimi imperfetti, semplici e preziosi. Non serve compiere gesti incredibili o raggiungere obiettivi straordinari per trovare i motivi che ci spingono a fare le cose. A volte, il senso più profondo sta semplicemente nell’imparare ad assaporare ogni giorno la meraviglia delle piccole cose.

Non è questione di essere positivi

Parlare di “meraviglia delle piccole cose” può facilmente far pensare alla necessità di essere più positivi, provare più gratitudine, diventare più capaci di vedere il bello della vita.

 

Ma non è proprio questo il punto.

 

Non abbiamo bisogno di trovare qualcosa di positivo in ogni esperienza, a tutti i costi. Non tutto ciò che accade ha un significato nascosto e non tutte le difficoltà devono (o possono) essere trasformate in un’occasione per migliorarsi.

 

Ci sono le brutte giornate. Ci sono le perdite. Ci sono momenti in cui la fatica è tanta.
E possiamo riconoscerlo senza che questo renda meno autentici i momenti in cui stiamo bene.

 

Le due cose esistono già insieme! Dobbiamo solo capire come concepirlo.

 

Possiamo essere tristi e ridere di gustto.
Possiamo avere paura e sentirci curiosi.
Possiamo essere stanchi e godere di un momento di calma.
Possiamo attraversare una fase dolorosa e continuare a riconoscere ciò che amiamo della nostra vita.

 

Il benessere vero, quello che dura nel tempo, non consiste nel riuscire a eliminare ciò che ci fa stare male, ma nel non perdere completamente il contatto con ciò che, nonostante tutto, continua a farci sorridere il cuore, ad avere valore e darne alle nostre giornate.

Imparare a guardare

Questa capacità può essere coltivata fin dall’infanzia.

Possiamo aiutare i bambini a riconoscere non soltanto ciò che li fa arrabbiare o ciò che li preoccupa, ma anche ciò che li incuriosisce, li diverte, li rassicura.
Aiutarli a dare un nome alle persone con cui stanno bene, alle attività che amano, ai momenti che vorrebbero conservare.

 

E possiamo continuare a farlo anche da adulti.

Perché a volte conosciamo molto bene ciò che ci pesa e molto meno ciò che ci nutre.

Sappiamo dire cosa non vogliamo più, ma facciamo fatica a capire cosa desideriamo.
Sappiamo riconoscere ciò che ci manca, ma non sempre ciò che abbiamo.
Sappiamo quando una giornata è stata difficile, ma non necessariamente quando, dentro quella stessa giornata, c’è stato un momento in cui siamo stati bene.

 

Forse allora fermarsi ad accorgersene non è una cosa piccola per niente.

È un modo per entrare maggiormente in contatto con la propria esperienza e per riconoscere che la nostra vita non coincide mai soltanto con il problema che stiamo attraversando.


Una bolla di sapone dura pochi secondi.
Un tramonto sfuma e svanisce.
Un abbraccio finisce.


L’infanzia diventa adolescenza, l’adolescenza diventa età adulta, e anche l’età adulta cambia forma ancora e ancora.

 

E non abbiamo bisogno che ciò che ci fa stare bene duri per sempre per riconoscerne il valore.

A volte possiamo semplicemente lasciarlo accadere, accorgercene e tenerne traccia, scriverlo nella nostra storia.


Non tutto ciò che conta nella nostra vita fa rumore.
E forse, tra tutte le cose che oggi abbiamo attraversato senza quasi accorgercene, ce n’è qualcuna che valeva la pena guardare un po’ più da vicino.

Dott.ssa Gaia Zanzottera

Dott. Marco Liviero

STIMOLARE IL LINGUAGGIO DEL BAMBINO: 6 strategie semplici da usare ogni giorno

STIMOLARE IL LINGUAGGIO DEL BAMBINO: 6 strategie semplici da usare ogni giorno

Stimolare il linguaggio del bambino non significa chiedergli continuamente di parlare, ripetere parole o rispondere alle nostre domande. Spesso sono proprio i piccoli cambiamenti nel modo in cui l’adulto comunica con il bambino a creare le occasioni migliori per favorire lo sviluppo del linguaggio.
La quotidianità offre moltissime opportunità: il gioco, il momento del pasto e del bagno, la lettura di un libro o una semplice passeggiata possono diventare preziosi momenti di scambio.
Vediamo insieme allora 6 semplici strategie da utilizzare ogni giorno, durante il gioco e nelle normali routine di famiglia.

1. Segui il suo interesse

Il primo passo è semplice: osserva il bambino. Con cosa sta giocando? Cosa ha attirato la sua attenzione?
Se è concentrato su una macchinina, quello è il momento giusto per parlare della macchinina: “La macchina corre!” “La macchina è rossa!” “La macchina va veloce!”.
Seguire ciò che interessa al bambino rende il linguaggio più significativo, perché le parole vengono inserite all’interno di un’attività che in quel momento lo coinvolge.

2. Parla meno, ma parla meglio

Per stimolare il linguaggio del bambino non è importante riempire tutti i silenzi. Utilizza un linguaggio chiaro, semplice e adeguato alle sue competenze, parlando con calma e utilizzando frasi molto brevi. Mettiti all’altezza del bambino, e cerca di stabilire il contatto visivo prima di parlare, così da facilitare l’attenzione condivisa. Anche gesti, espressioni del viso e intonazione possono aiutare a rendere il messaggio più comprensibile.
Ad esempio, mentre il bambino mangia la mela potremmo dire: “Mangi la mela!”, “La mela è buona!”.
Poche parole, ma strettamente collegate a quello che sta vivendo.

3. Commenta, senza trasformare il gioco in un’interrogazione

“Cos’è?”, “Come si chiama?”, “Che colore è?”
Fare domande non è sbagliato, ma se sono troppe l’interazione rischia di assomigliare ad un’interrogazione.
Prova invece a commentare quello che il bambino sta facendo: “Hai preso la palla!”, “Il cane corre!” “Il sole è giallo!”.
Quando fai una domanda, lasciagli il tempo necessario per rispondere. Se il bambino utilizza ancora poche parole, puoi offrirgli una scelta: “Vuoi la palla o la macchina?”

4. Espandi ciò che il bambino dice

Una strategia molto utile consiste nel partire proprio dalle parole del bambino e aggiungere qualcosa.
Se dice “Cane” potresti rispondere “Si, il cane corre!”. In questo modo gli offrirai un modello leggermente più ricco senza chiedergli necessariamente di ripeterlo.
Anche quando commette un errore, prova a restituire semplicemente la forma corretta ed evita continue correzioni dirette.

5. Aspetta: anche il silenzio può diventare comunicazione

Gli adulti che conoscono bene un bambino spesso sanno già cosa vuole prima ancora che lo chieda. Ma proviamo a non anticipare tutto!
Dopo una domanda o un commento, lascia qualche secondo di pausa: il bambino potrebbe utilizzare quello spazio per guardare, indicare, vocalizzare, pronunciare una parola.
Non completare immediatamente ciò che sta cercando di dire e non mettiamogli fretta nel dirlo.

6. Gioca, leggi e crea nuove occasioni per comunicare

Le occasioni per favorire la comunicazione si trovano ovunque, anche nei momenti più semplici della giornata: preparare una torta insieme, fare la spesa, vestirsi permettono di introdurre parole nuove e costruire piccole frasi.
Il gioco e la lettura condivisa rappresentano momenti preziosi! Durante la lettura, ad esempio, non è necessario leggere ogni parola dall’inizio alla fine: potresti osservare le immagini, commentarle e seguire ciò che incuriosisce il bambino.
Anche le nuove esperienze possono diventare occasioni per arricchire il linguaggio: una giornata allo zoo, una visita in fattoria, una passeggiata in un luogo nuovo permettono al bambino di scoprire, conoscere e vivere situazioni diverse.

Stimolare il linguaggio non significa fare terapia a casa.

Significa creare, nella quotidianità, occasioni piacevoli nelle quali il bambino abbia possibilità di comunicare!
Osservare, aspettare, ascoltare, commentare e offrire un buon modello linguistico sono piccoli accorgimenti che possono entrare naturalmente nella giornata.

Dott.ssa Benegiamo Enrica
Logopedista

Bibliografia

  • Girolametto, L., Bello, A., Onofrio, D., Remi, L., & Caselli, M. C. (2017). Parent-coaching per l’intervento precoce sul linguaggio. Percorsi di lettura dialogica nel programma “Oltre il libro”. Erickson.
  • Bonifacio, S., & Hvastja Stefani, L. (2010). L’intervento precoce nel ritardo di linguaggio. Il modello INTERACT per il bambino parlatore tardivo. FrancoAngeli.
  • Girolametto, L., Marotta, L., & Onofrio, D. (2019). Crescere parlando nella scuola dell’infanzia. Strategie per la promozione della comunicazione e del linguaggio. Erickson.
Motivazione e apprendimento: introduzione all’argomento.

Motivazione e apprendimento: introduzione all’argomento.

Sentiamo spesso parlare di motivazione, associandola un po’ a tutto quello che facciamo, ma sappiamo realmente cos’è? 

Motivazione deriva dal latino “motus” e indica quindi un movimento, uno stimolo verso qualcosa. La motivazione può essere infatti considerata una spinta a fare, o a non fare, qualcosa; indica quindi la direzione e la forza del nostro agire, influenza le nostre scelte, la nostra persistenza e le nostre prestazioni. La motivazione è presente, pertanto, in tutte le azioni che chiunque di noi compie ed è inevitabilmente presente e importante anche in tutti i processi di apprendimento. I fattori che la determinano sono molti, tuttavia alcuni studiosi hanno delineato una formula apparentemente molto semplice in grado spiegarla. Wigfield e Eccles (2000) definiscono infatti la motivazione come il prodotto tra aspettative e valori. 

Per aspettative si possono qui intendere convinzioni intrinseche, come credere di saper svolgere bene o male un determinato compito nonché le credenze legate alle nostre abilità, o estrinseche, ovvero legate all’idea che abbiamo su quel determinato compito, come per esempio la sua facilità o difficoltà.

Tra i valori gli autori comprendono invece il valore al raggiungimento, legato all’importanza data all’obbiettivo, ovvero l’importanza data al buon svolgimento di un determinato compito, il valore intrinseco, ossia il piacere che si prova nello svolgere un determinato compito, l’utilità percepita e il costo, ovvero quanto lo svolgimento di un’attività può limitare lo svolgimento di altre (il costo può essere materiale ma anche fisico/energetico o psichico/emotivo).

Secondo tale modello per essere veramente motivati a fare qualcosa è importante siano presenti entrambi questi fattori. Quando possediamo delle aspettative positive su quelle che sono le nostre capacità e su quella che sarà la nostra prestazione al compito e a quel compito attribuiamo un valore elevato la nostra motivazione sarà sicuramente alta e saremo quindi ben disposti a impegnarci per ottenere il miglior risultato possibile; viceversa, se ci sentiamo poco bravi e crediamo che il compito sia troppo difficile per noi e gli attribuiamo una scarsa importanza, allora probabilmente saremo disposti a impegnarci molto meno e a essere poco interessati al risultato.

Cosa possiamo fare quindi per motivare una persona che non lo è? 

Innanzitutto, potrebbe essere utile capire la causa: si tratta di un problema di aspettative o di valore? Se ci percepiamo poco capaci è importante capire se è effettivamente un problema di competenza o di percezione. Nel primo caso potrebbe essere utile potenziare la competenza, riducendo anche la difficoltà della richiesta; riuscire a portare termine qualcosa e sperimentare successo è di per sé motivante e può favorire anche una maggior percezione delle proprie competenze. Per aumentare invece il valore dato al compito è possibile lavorare su più fronti: per esempio se viene data poca importanza all’obbiettivo può essere utile che l’importanza venga trasmessa dall’esterno; se non viene percepita utilità allora potrebbe essere efficacie cambiare punto di vista (es. spesso gli studenti a scuola pensano “ma a che mi serve studiare questa materia?”, potrebbe essere efficacie trovare in questi casi dei risvolti pratici nella vita dei tutti i giorni, oppure cambiare punto di vista e vedere un’utilità futura o globale). Spesso può essere anche il costo percepito il problema, in questo caso si tratta di capire cos’è a far si che il compito venga percepito come così “costoso” e agire su quello, anche con una ristrutturazione dei pensieri disfunzionali.

Quello della motivazione è un campo ricco di studi e su cui si potrebbero spendere molte parole. Con questo piccolo articolo introduttivo spero di aver avvicinato e incuriosito alcune persone all’argomento. Questo tema verrà sicuramente trattato anche in articoli futuri con declinazioni specifiche a bambini/ragazzi e scuola.

Dott. Nicolò Rigato

Bibliografia: 

Cornoldi, C. (2018). Processi cognitivi, motivazione e apprendimento / Cesare Cornoldi … [Et al.]. il Mulino.

Wigfield, A., & Eccles, J. S. (2000). Expectancy–Value Theory of Achievement Motivation. Contemporary Educational Psychology, 25(1), 68–81. https://doi.org/10.1006/ceps.1999.1015