Benessere sessuale: oltre i miti, verso una maggiore consapevolezza

Benessere sessuale: oltre i miti, verso una maggiore consapevolezza

Per la Giornata Mondiale del Benessere Sessuale, una riflessione su cosa significa vivere la sessualità in modo autentico, rispettoso e libero da stereotipi

Il 4 settembre, la Giornata Mondiale del Benessere Sessuale rappresenta un’occasione per riflettere su un aspetto fondamentale della salute che purtroppo, ancora oggi, viene spesso trascurato o affrontato con imbarazzo e una lunghissima lista di tabù.

La sessualità fa parte dell’esperienza umana lungo tutto il ciclo di vita.
Non riguarda soltanto i rapporti sessuali, ma comprende il modo in cui ciascuno vive il proprio corpo, l’identità, il desiderio, l’intimità, l’affettività e le relazioni.

Eppure, molte persone (professionisti della salute compresi) faticano ancora a parlarne, anche all’interno di un percorso psicologico.

Che cos'è il benessere sessuale?

La World Health Organization definisce il benessere sessuale come uno stato di benessere fisico, emotivo, mentale e sociale in relazione alla sessualità, e non semplicemente come assenza di malattie o disfunzioni.

Questo cambia profondamente la prospettiva.

Parlare di benessere sessuale significa parlare della possibilità di vivere la propria sessualità in modo consapevole, libero, rispettoso di sé e dell’Altro, all’interno di relazioni consensuali e prive di coercizione, discriminazione o violenza.

Non esiste perciò una sola modalità “corretta” di vivere la sessualità.
Esistono invece modalità che possono essere più o meno soddisfacenti per la persona che le vive.

La sessualità cambia insieme a noi

La sessualità non è una dimensione statica. Si modifica nel corso della vita, accompagnando i cambiamenti del corpo, delle relazioni, delle esperienze e delle diverse fasi evolutive.

L’adolescenza, la costruzione delle prime relazioni intime, la genitorialità, alcune condizioni mediche o semplicemente il passare degli anni possono trasformare il modo in cui viviamo il desiderio, il piacere e l’intimità.

Comprendere questi cambiamenti significa evitare di interpretarli automaticamente come segnali di malfunzionamento e imparare a costruire nuovi equilibri, coerenti con il momento di vita che si sta attraversando.

I falsi miti che influenzano il nostro modo di vivere la sessualità

Molte delle idee che abbiamo sulla sessualità non derivano da conoscenze scientifiche, ma da stereotipi e copioni culturali, educativi e mediatici che abbiamo interiorizzato nel corso della vita.
Anche se non rappresentativi della realtà, questi miti possono influenzare profondamente il nostro benessere.

Mito 1: esiste una sessualità “normale”
La sessualità umana è caratterizzata da un’ampia variabilità. Frequenza dei rapporti, desiderio, fantasie, modalità relazionali, identità, orientamento e preferenze sessuali possono differire notevolmente da persona a persona senza rappresentare un problema clinico.

Mito 2: una sessualità soddisfacente coincide con prestazioni elevate
La qualità della vita sessuale non si misura in termini di frequenza, durata o performance.
Benessere sessuale significa piuttosto vivere esperienze coerenti con i propri bisogni e desideri.

Mito 3: parlare di sessualità è semplice se una relazione funziona
Anche nelle coppie con una buona relazione affettiva può essere difficile comunicare desideri, paure, limiti o bisogni in ambito sessuale, ma questa è una competenza che può essere appresa e allenata.

Mito 4: se c’è un problema, basta aspettare e passerà
Alcune difficoltà possono risolversi spontaneamente, ma quando il disagio persiste o limita la qualità della vita è importante chiedere un supporto professionale, senza viverlo come un fallimento.

Mito 5: il benessere sessuale riguarda solo chi è sessualmente attivo
La sessualità accompagna tutto il ciclo di vita e comprende anche il rapporto con il proprio corpo, l’identità, l’intimità e l’affettività. È una dimensione che riguarda ogni persona, indipendentemente dall’età, dallo stato relazionale o dalla effettiva attività sessuale.

Quando una sessualità è "atipica"?

In sessuologia clinica è importante distinguere ciò che è statisticamente meno frequente (sessualità atipica) da ciò che costituisce un problema clinico (un disturbo o una disfunzione sessuale).

Nel corso della storia molte caratteristiche della sessualità umana sono state considerate patologiche per il solo fatto che si discostano dalla norma sociale del periodo storico in una data cultura di riferimento.

Oggi sappiamo, grazie alla ricerca scientifica e ai dati importanti che ha raccolto, che orientamento sessuale, identità di genere, fantasie, pratiche consensuali o modalità relazionali, per quanto atipiche, non costituiscono di per sé una psicopatologia.

Uno degli elementi centrali nella valutazione clinica è piuttosto la presenza o meno di distress clinicamente significativo, cioè di una sofferenza soggettiva persistente o di una compromissione importante del funzionamento personale, relazionale o lavorativo.

Questo significa che, in sessuologia clinica, non è sufficiente osservare un comportamento per stabilire se sia presente un problema. È fondamentale comprendere come quella persona vive la propria esperienza.

Una pratica sessuale, una fantasia o una modalità relazionale possono essere poco comuni, ma non per questo patologiche.
Al contrario, anche esperienze considerate “normative” possono diventare fonte di intensa sofferenza quando vengono vissute con ansia, vergogna, senso di inadeguatezza o conflitto.

Una persona può vivere una sessualità non convenzionale senza sperimentare alcun disagio.
Come, al contrario, una persona con una sessualità del tutto “normativa” può vivere una profonda sofferenza.

È questo che rende necessaria una valutazione clinica attenta e libera da giudizi morali.

Dalla normalizzazione delle terapie riparative all'accoglienza

La psicologia e la sessuologia hanno attraversato negli anni importanti cambiamenti culturali, teorici e pratici.

Per molto tempo l’obiettivo era ricondurre la sessualità entro modelli considerati “normali”, a cui si ambiva a far aderire tutti i pazienti.

Oggi la prospettiva è profondamente diversa.
L’intervento clinico non mira a modificare identità sessuale o di genere, orientamento sessuale o modalità relazionale del paziente, ma ad accompagnare la persona a una maggior comprensione di sé stessa, alla riduzione della sofferenza e alla costruzione di una vita sessuale coerente con il proprio Sé e soddisfacente.

Accoglienza significa distinguere tra ciò che genera sofferenza e ciò che semplicemente esprime la naturale variabilità della sessualità umana, senza rinunciare alle competenze e metodologie cliniche.

Perché parlare di sessualità nel sostegno psicologico?

Molte persone iniziano un percorso psicologico per ansia, difficoltà relazionali, bassa autostima, blocchi emotivi o problemi molto concreti e quotidiani, senza immaginare che anche la sessualità può avere un ruolo importante.

Il modo in cui viviamo la nostra sessualità è spesso intrecciato con la immagine corporea, la nostra storia relazionale, le nostre competenze comunicative, la nostra abilità di regolazione emotiva, i nostri significati simbolici più profondi.

Parlare di sessualità all’interno del proprio percorso psicologico permette di esplorare il rapporto della persona con il desiderio, il piacere, l’intimità, il bisogno di controllo, e molti altri elementi psicologici che trovano espressione anche in ambiti molto diversi dalla sessualità.

Ignorare questa dimensione rischia perciò di lasciare inesplorata una parte significativa della vita della persona.

Quando può essere utile una consulenza sessuologica?

Una consulenza sessuologica è prima di tutto uno spazio di ascolto, in cui la persona (o la coppia) può affrontare temi spesso vissuti con imbarazzo, paura o senso di solitudine, in un contesto professionale e sicuro.

I primi colloqui hanno l’obiettivo di comprendere la domanda portata dalla persona, raccogliere la storia personale, relazionale e sessuale, valutare i fattori psicologici, relazionali e, quando necessario, anche quelli medici che possono contribuire alla difficoltà.

Non sempre una consulenza porta all’avvio di un percorso psicologico o sessuologico: talvolta è sufficiente offrire informazioni corrette, chiarire alcuni dubbi o fornire indicazioni specifiche.
In altri casi, invece, la consulenza rappresenta il primo passo verso un percorso più strutturato, individuale o di coppia, costruito sulla base delle esigenze della persona.

Ogni caso va considerato nella sua unicità, ma in generale possiamo individuare alcuni elementi che richiederebbero una prima consulenza sessuologica:

  • calo o assenza del desiderio vissuti con sofferenza;
  • dolore durante i rapporti sessuali (per qualsiasi genere);
  • difficoltà di erezione o di eiaculazione per i maschi;
  • difficoltà orgasmiche (per qualsiasi genere);
  • dubbi rispetto alla propria identità o orientamento;
  • vissuti di vergogna o ansia legati alla sessualità;
  • difficoltà comunicative nella coppia o con i partner sessuali;
  • cambiamenti della sessualità dopo malattia, gravidanza, trauma o particolari fasi di vita.

La consulenza sessuologica non è rivolta esclusivamente a chi presenta una diagnosi o una disfunzione, ma anche a chi desidera comprendere meglio il proprio funzionamento e vivere la sessualità con maggiore consapevolezza.

Cosa ci portiamo a casa

Parlare di benessere sessuale significa riconoscere che la sessualità non è un elemento marginale dell’esperienza umana, ma una dimensione che attraversa identità, relazioni, corpo ed emozioni.
Prendersene cura contribuisce a costruire un modo di vivere più autentico con sé stessi, senza inseguire un falso ideale di “normalità”.

Il benessere sessuale non si misura in base alla nostra conformità a uno standard di “normalità”, ma sulla possibilità di vivere la propria sessualità con consapevolezza, libertà e rispetto, per tutti gli esseri umani, nella loro meravigliosa unicità.

dott.ssa Gaia Zanzottera

psicologa clinica

sessuologa clinica in formazione

Hai dubbi o stai vivendo una difficoltà legata alla tua sessualità?
Una consulenza sessuologica può aiutarti a comprendere meglio ciò che stai vivendo, distinguere i cambiamenti fisiologici dalle difficoltà che meritano un approfondimento e individuare, se necessario, il percorso di supporto più adatto. Parlare di sessualità in un contesto professionale significa trovare uno spazio di ascolto competente, rispettoso e libero dal giudizio.

Bibliografia

Documenti istituzionali

  • Defining sexual health: Report of a technical consultation on sexual health. World Health Organization (2006). 
  • Declaration of Sexual Rights.World Association for Sexual Health (2014, aggiornata 2019).

Manuali diagnostici

  • Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders – 5 – TR (DSM-5-TR). American Psychiatric Association, 2022.
  • International Classification of Diseases 11th Revision. World Health Organization.

Libri specialistici

  • a cura di Leiblum S.R., Principles and Practice of Sex Therapy. (CIC Edizioni Internazionali, 2004) 
  • Nagoski E., Come as You Are. (Spazio Interiore, 2022) 
  • Pellai, A., Educazione sessuale emotiva. Come parlare di sesso ai ragazzi (e non solo). (Erickson, 2015)