Leggere tra le righe
Leggere tra le righe Creatività: ritrovare il piacere di immaginare
Leggere tra le righe nasce dall’idea che la psicologia non viva solo nei manuali o nello studio clinico, ma anche nelle storie che incontriamo. Nei libri che leggiamo ai bambini, nei racconti che ci aiutano a comprendere meglio noi stessi e gli altri, nelle immagini che danno forma a esperienze spesso difficili da raccontare.
Ogni mese questa rubrica propone un tema psicologico attraverso letture che possano accompagnare diverse età della vita. Perché le storie non sono soltanto occasioni di svago: ci aiutano a osservare il mondo da prospettive nuove e, qualche volta, a guardare noi stessi con occhi diversi.
Agosto è spesso il mese in cui il tempo rallenta. Le giornate si fanno meno scandite dagli impegni e possiamo concederci uno spazio diverso. È il momento ideale per riscoprire una risorsa che, crescendo, rischiamo di lasciare in secondo piano: la creatività.
La creatività: molto più di un talento
Quando sentiamo parlare di creatività, pensiamo spesso all’arte, alla musica o al disegno. In realtà, dal punto di vista psicologico, essere creativi significa molto di più.
La creatività è la capacità di immaginare possibilità nuove, trovare soluzioni diverse, mettere in relazione idee apparentemente lontane e adattarsi ai cambiamenti senza restare imprigionati in un unico modo di pensare.
È una competenza che accompagna tutto il ciclo di vita e che contribuisce allo sviluppo della flessibilità cognitiva, della regolazione emotiva e della capacità di affrontare le difficoltà.
Per questo la creatività non riguarda solo ciò che produciamo, ma soprattutto il modo in cui guardiamo il mondo.
Infanzia: immaginare aiuta a crescere
Il libro Domani inventerò (Terredimezzo, 2014) celebra la forza dell’immaginazione e la libertà di inventare possibilità nuove.
Attraverso una narrazione semplice e ricca di suggestioni, invita i bambini (e i grandi!) a sperimentare, fantasticare e costruire mondi che ancora non esistono.
Dal punto di vista dello sviluppo, il gioco simbolico rappresenta uno degli strumenti più importanti per la crescita. Quando un bambino immagina, trasforma un oggetto, inventa una storia o attribuisce nuovi significati alla realtà, non sta semplicemente giocando: sta sviluppando pensiero astratto, capacità di problem solving e competenze emotive.
È in quei momenti che la creatività si fa palestra per la mente.
La creatività nasce dall'ascolto
Il libro In canto (Terredimezzo, 2023) chiede al lettore di rallentare, osservare e lasciarsi sorprendere dalla bellezza nascosta delle cose del mondo.
Attraverso poesia ed acquerelli vividi, ci racconta che la creatività non è soltanto inventare qualcosa di nuovo, ma anche capacità di ascoltare, accogliere e guardare con attenzione ciò che ci circonda.
“E abbiamo fatto una specie di canzone a due mani, che canta le infinite forme di vita che popolano la Terra e il Cosmo, la meraviglia (e anche la responsabilità) che ne deriva per la specie umana.” (Giusi Quarenghi)
Dal punto di vista psicologico, questa disponibilità all’ascolto favorisce la curiosità e l’apertura mentale, due ingredienti fondamentali del pensiero creativo.
Perché per creare qualcosa di nuovo è necessario concedersi prima il tempo di osservare.
Le vacanze come spazio creativo
Durante l’anno siamo troppo spesso orientati alla produttività: organizziamo, pianifichiamo, risolviamo problemi.
Le vacanze ci offrono la possibilità per qualcosa di diverso. Non solo tempo libero, ma tempo non completamente programmato.
È proprio in questi spazi meno strutturati che la mente può riorganizzare le esperienze, fare collegamenti inattesi e lasciare emergere idee nuove.
Per i bambini questo significa avere momenti di gioco spontaneo, costruzioni, letture, passeggiate, invenzioni.
Per gli adulti può voler dire concedersi attività senza un obiettivo preciso: scrivere, fotografare, cucinare, camminare, leggere, osservare un paesaggio, provare qualcosa che non si è mai fatto.
La creatività abbonda quando non tutto è già definito.
Dal libro allo schermo con Marco Liviero
Il film Hugo Cabret (Paramount Pictures, 2011), diretto da Martin Scorsese e tratto dall’omonimo romanzo illustrato di Brian Selznick, racconta la storia di Hugo, un bambino che vive nascosto nella stazione ferroviaria di Parigi e che, spinto dalla curiosità e dal desiderio di dare un senso alla propria storia, intraprende un viaggio fatto di incontri, scoperte e meraviglia.
Attraverso gli occhi del protagonista, il film mostra come la creatività fiorisca dall’osservazione attenta, dalla capacità di porsi domande e dal coraggio di immaginare possibilità nuove, anche quando la realtà sembra segnata dalla perdita o dalla solitudine.
Hugo non si limita a guardare ciò che ha davanti: prova a comprenderlo, a ricomporlo, a immaginare connessioni che altri non vedono. È proprio questo processo creativo che gli permette di costruire nuovi legami, di riscoprire storie dimenticate e, in un certo senso, di ritrovare anche sé stesso.
Hugo Cabret ci ricorda che creare non equivale sempre e solo a produrre un’opera d’arte, ma è mantenere vivo uno sguardo curioso sul mondo e su ciò che ancora non conosciamo.
È un invito, rivolto a bambini e adulti, a coltivare l’immaginazione come uno spazio in cui le idee, le emozioni e le relazioni possono prendere forme nuove.
Ed è forse questa una delle sue forme più preziose: permetterci di trasformare il modo in cui guardiamo il mondo e, qualche volta, anche il modo in cui guardiamo noi stessi.
Conclusione: lasciare spazio a ciò che ancora non esiste
La creatività non è una qualità riservata a pochi, ma una possibilità che appartiene a ciascuno di noi.
Ogni volta che immaginiamo una strada diversa, troviamo un modo nuovo di affrontare una difficoltà o ci concediamo il tempo di giocare con le idee, stiamo allenando una parte di noi fondamentale per il benessere psicologico.
Allora la domanda con cui andiamo in vacanza questo mese è: Quando è stata l’ultima volta che abbiamo creato qualcosa senza preoccuparci del risultato?
Leggere una storia significa imparare a leggere anche sé stessi.
Dott.ssa Gaia Zanzottera
Psicologa Clinica
Dott. Marco Liviero
Educatore sociale
